I Guarna di Salerno.Dal Roberto guerriero del Guiscardo a grandi ecclesiastici , fino all'illustre Rebecca della ScuolaMedica Salernitana Imprese, Scritti, Scoperte in parentele di rango.Salerno 1076. Il Normanno Roberto il Guiscardo (l'astuto.) assedia Salerno, la espugna, ma Salerno resta capitale dell'omonimo principato . Tra i guerrieri di Roberto il Guiscardo c'è Roberto Guarna.Nella nobiltà cittadina di Salerno i re normanni trovarono gli uomini adatti a ricoprire cariche direspiro cittadino , ma nella veste di regi funzionari, anche spesso più importanti, come quella di“regius notarius”. Notaio e regio funzionario fu Pietro Guarna. Fra i giustizieri Luca Guarna: PerSalerno seguono gli anni della Casa Sveva e al crollo di quella, il dominio degli Angioini. In tuttiquegli anni, il nobile salernitano ha sempre il piede nella proprietà terriera e anche Luca Guarnapossiede vasti beni rurali nella contrada detta Fus. In età Angioina, i salernitani collaborarono anchesul piano militare. Troviamo così Guglielmo Guarna, “Stratigoto" di Salerno per Carlo I D'Angiò.Nel 1292 poi Simone Guarna provvedeva, insieme ad altri, alla difesa della strada litoranea daSalerno ad Eboli. I Guarna sono presenti anche nella chiesa: il beato Giovanni Guarna, domenicano e inquisitore chiamato dal Papa Gregorio IX il maestro dell'oratoria sacra, ebbe la facoltà dipredicare e di confutare le tesi degli eretici, con una Bolla datata Anagni il 22 giugno 1227. Figure eminenti dei Guarna sono Romualdo I e Romualdo II. Romualdo I, arcivescovo di Salerno dal 1121 al 1136, capeggia i Salernitani, quando Ruggero Conte di Sicilia, si presenta davanti al porto, conuna notevole flotta, per reclamare la consegna della città di Salerno. Grazie all'arcivescovo Romualdo I si evita una carneficina, perché Romualdo convince Ruggero a trattare e a tornarsene in Sicilia. Romualdo I, ( 40° vescovo di Salerno ), dona alla cattedrale il pavimento del transetto e del coro a mosaico. Romualdo II, arcivescovo, ricopre un importante ruolo alla corte palermitana. E'medico personale di Guglielmo I, incorona Guglielmo II e partecipa, come suo legato, alle“trattative di Venezia” tra il Papa Alessandro III e l'Imperatore Federico Barbarossa. Romualdo II è medico esperto di sostanze venefiche, uomo di vastissima cultura, oltre che ecclesiastica , medica,letteraria, storica e politica . La sua opera più famosa è il “Chronicon”, considerata una importante fonte per la storia dei Normanni. Romualdo nella sua Chronica, parla, a proposito dell'epocapaleocristiana, anche dei “martiri salernitani” sotto l'imperatore Diocleziano, fra i quali Gaio Ante e Fortunato. Racconta poi la fuga dei Saraceni da Salerno operata proprio in nome di quei Santi. In seguito, portando a compimento l'opera di Romualdo I, Romualdo II realizza il pavimento musivo del “coro del Duomo” e fa eseguire l'ambone sinistro della cattedrale. I mosaici sono i meravigliosi “Cosmati”, mosaici di marmo, detti così dal nome delle maestranze che ivi operarono. Sottol'illustre nome dei Guarna, fiorisce anche quello di una donna, Rebecca, autrice di scritti come il “de febris” , “de urinis”, “de embrione”, chiaramente di stampo scientifico. Anche Rebecca , appartiene dunque alla schiera delle “illustri donne” salernitane che emersero per la loro illuminata dottrinamedica, dando il loro apporto alla grande “Scuola Medica Salernitana” .Salerno, ove si puòosservare ancora il palazzo Guarna, oggi denominato Borrelli, dimora per secoli di questa famiglia, ha ricordato il sue illustre cittadino, dedicandogli una strada “ Via Romualdo Guarna ". Tutto ciòinorgoglisce , non solo tutti i cittadini di Salerno, ma soprattutto, quando nel rango di parentela sipuò trovare proprio quello dei Guarna, da cui per parte materna, ovvero da Luisa Guarna, nasceva anche Vincenzo Perotti, il padre della scrivente, che ne resta certamente ben fiera.di Maria Perotti
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Beato Giovanni Guarna da Salerno Domenicano – Nato a Salerno nel 1190, di nobile stirpe normanna, sacerdote e dottore in teologia, ricevette l’Abito dei Predicatori dalle mani di San Domenico che ebbe, nel 1219, anche come guida e maestro. Fu suo gran merito far tesoro di sì preziosi ammaestramenti, tanto che si poteva affermare che in lui era passato lo spirito di Domenico. Il Padre lo mandò insieme a dodici compagni a propagare l’Ordine in Toscana, e sebbene Giovanni fosse il più giovane, fu messo alla testa di tutti, a dimostrazione di quanta stima avesse per lui San Domenico. Il gruppo si fermò a Firenze il 20 novembre 1221 presso Santa Maria Novella, dove Giovanni, vi fondò il convento di Santa Maria Novella. In breve Giovanni fu padrone dei cuori. Il popolo accorreva in gran numero ad ascoltarlo. I peccatori si convertivano, e in tutti ci fu un risveglio e un rifiorire della vita cristiana, tanto che i cittadini vollero fra loro nuovi predicatori. Per incarico di Papa Gregorio IX riformò il monastero benedettino di Sant’Antimo. Verso il 1230 fondò a San Iacopo di Ripoli la prima comunità femminile Domenicana in Toscana. Quando Giovanni ebbe la notizia dell’ultima malattia di San Domenico si affrettò ad accorrere a Bologna, potendo cosi ricevere l’ultima sua benedizione. Ritornato a Firenze, riprese con ardore la sacra predicazione. Combatté strenuamente gli eretici paterini che infestavano la città e, dopo aver attirato all’ordine molte e scelte vocazioni, nel 1242 morì a Firenze. Papa Pio VI il 2 aprile 1783 ha confermato il culto. Dal 1571 le sue reliquie riposano nel sepolcro marmoreo dell'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria Novella in Firenze. Si celebra il 9 agosto.
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Guarna Rebecca Scienziata, medico (XV sec.), membro dell’illustre famiglia salernitana guarna, scrisse dei testi medici sulle febbri, sull’embrione, sulle urine. Guarna Romualdo
Arcivescovo, dottore, scrittore - Una insigne
figura del tempo del re normanno Guglielmo II è Romualdo Guarna.
La sua importanza non si limita soltanto alla storia di Salerno, ma
può essere a ragione inserita nelle vicende della monarchia normanna
per il suo intervento in molte vicende del regno e per l’impronta
che ad esse diede. Romualdo nacque a Salerno tra il 1110 e il 1120 da
nobile famiglia di Longobardi, imparentata, secondo il Blois, con la
casa regnante degli Altavilla..
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Guarna Andrea
Scrittore - Nacque probabilmente a Cremona
in una data imprecisata nella seconda metà del ‘400 .
In assenza di documenti archivistici, le poche notizie sul Guarna sono
ricavabili soltanto dalle sue opere letterarie: l’opuscolo didattico
Bellum grammaticale, stampato a Cremona nel 1511, e il dialogo
satirico Simia , impresso a Milano da Gottardo Da Ponte nel
1517.
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Guarna Nicola Matteo Avvocato, Cavaliere – Nacque a Salerno , primogenito di Andrea e di Cizza Cavaselice, membri di due tra le più illustri famiglie della ricca città campana. È sconosciuta la data di nascita , che può essere collocata tuttavia intorno agli ultimi due decenni del sec. XV , in cui doveva essere già maturo di età. Ebbe posizione eminente nella città natale a giudicare, più che dalle molteplici proprietà immobiliari in essa possedute, dai benefici goduti su importanti enti ecclesiastici. Reggente della Magna Curia della Vicaria dal 1434, egli ottenne infatti, con atto della regina Isabella del 1435 e conferma dello stesso Re Renato del 1438 . Già collaboratore della corona anche in qualità di consigliere, il Guarna operò per il Re Renato prevalentemente come oratore in delicate ambasciate. Nel maggio del 1438, appena giunto il successore angioino a Napoli, fu invitato presso Francesco Sforza allo scopo di perfezionare il contatto personalmente preso qualche mese innanzi dal re a Porto Pisano con il condottiero, e indurre quest’ultimo a portar guerra al pretendente aragonese, Alfonso V; una missione che procurò l’appoggio formale dello Sforza , al quale furono offerti la conferma di tutti i beni posseduti nel Regno e l’ufficio di gran connestabile, ma che valse solo una breve, benché efficace, puntata del condottiero in Abruzzo. Negli anni che seguirono, di dura e logorante guerra tra il re Renato e Alfonso V, crebbe la fiducia nel Guarna come procuratore della corona ; nel 1439 egli fu solennemente nominato dall’Angiò suo oratore presso le repubbliche di Firenze e Venezia, con ampi poteri. Lo ritroviamo nel novembre del 1441 a Cremona, nuovamente presso lo Sforza. La caduta di Napoli, il 2 giugno 1442, inibì l’ambizioso progetto: nella necessità di rassodare immediatamente la conquista e impedire che l’azione congiunta di sforzeschi e caldoreschi riaprisse la partita, Alfonso si lanciò subito con il grosso dell’esercito vittorioso verso le estreme province settentrionali del regno. Lo scontro non poté essere evitato. A Sessano del Molise. Il 29 giugno, le schiere filoangioline furono travolte dalle armi degli aragonesi; il Guarna cadde prigioniero insieme col Caldora e con la maggior parte dei soldati di questo, mentre Giovanni Sforza riusciva a evitare la disfatta riparando verso nord. Il destino del Guarna non doveva compiersi tuttavia al servizio del nuovo re di Napoli. I vari contatti presi in precedenza con lo sforza come agente di Renato, avevano legato la sorte del Guarna a quella del futuro duca di Milano. Già nel 1443 egli presenziava alla stipula di un atto che interessava lo Sforza; nel 1446 era suo agente ufficiale a Milano. In effetti il più delicato e ricco di pericoli e speranze per lo Sforza vide il Guarna collocato in un posto di grande rilievo strategico per la gestione dei difficili rapporti del condottiero con i potenti italiani. Il Guarna funse da occhi e orecchi del conte a Milano. Il 5 maggio 1447, rispondendo allo Sforza che gli chiedeva di sollecitare Filippo Maria a inviargli i 46.000 ducati promessigli, utili per la sua campagna contro Venezia. Il Guarna metteva in guardia lo Sforza, avvertendolo di diffidare della recente riconciliazione con il suo suocero, perché i suoi nemici a Milano operavano presso questo per screditarlo. La fitta corrispondenza del Guarna costituì per lo Sforza il principale canale informativo per la valutazione delle condizioni interne del Ducato nella fase complessa e delicata che precedette e segui la morte del duca: essa mostra tutte le doti diplomatiche del Guarna, abile a orientarsi nella trama intricata di accadimenti che segnarono quei giorni convulsi e fatali e a darne immediata notizia al conte. L’ultima azione documentata compiuta dal Guarna fu un ambasciata per lo Sforza nel 1448 a Ferrara e a Cremona, città quest’ultima da lui eretta a residenza; poi le sue tracce si perdono. Mori tra il 1453 e il 1454, data dell’atto con il quale il figlio Giovanni succedeva nella proprietà dei beni del padre nel regno.
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Guarna Giacomaccio Condottiero – Nacque presumibilmente nel primo quarto del secolo XV, secondogenito di Nicola Matteo; della madre conosciamo solo il nome, Angela. Dovette beneficiare delle salde relazioni strette con il padre con i principi e capitani di ventura del tempo dei primi incarichi da quelli ricoperti in qualità di oratore e fiduciario di Renato I D’angiò re di Napoli, poiché risulta affermato condottiero ancor giovane, nei primi anni Quaranta del secolo. La sua fama è legata tuttavia al servizio svolto al soldo di Francesco Sforza , nel cui esercitò militò ininterrottamente per quasi un decennio. La prima condotta con lo Sforza fu stipulata dal Guarna il 27 giugno del 1444, con decorrenza dal 1 agosto per un anno al servizio operativo e uno al comando di 100 lance (300 cavalieri). Posto a presidio di Cremona, concessa da Filippo Maria Visconti in dote alla figlia Bianca Maria, moglie dello Sforza, in quell’anno il Guarna vanificò prima il tentativo del Visconti di rimpossessarsi della città, forzando con violenti incursioni l’assedio postevi dal condottiero Francesco Piccinino; si oppose poi al subdola manovra attuata da Gherardo Dandolo, provveditore in campo inviato a Cremona dalla Repubblica di Venezia a sostegno dello Sforza, di portare la città alla fedeltà veneziana con la complicità di alcuni cittadini e l’appoggio militare di Micheletto Attendolo, condottiero al servizio di Venezia, che allora dilagava con le sue schiere nello stato milanese. Nella guerra tra la Repubblica Ambrosiana e Venezia, che seguì alla morte del duca Filippo, il Guarna, nella primavera del ’48, sventò un nuovo tentativo dei veneziani di occupare Cremona, sbaragliando coraggiosamente le truppe nemiche sbarcate sul ponte della città, e ricacciando la flotta fluviale veneta. Quello stesso anno fu impegnato in una frenetica attività bellica nel Cremonese, nel Bergamasco e nel Bresciano, dove indusse molte popolazioni a darsi a Francesco Sforza. Posto a capo del presidio di Piacenza, guerreggiò poi nel Parmense, agli ordini di Alessandro Sforza, per il quale condusse fortunate azioni, culminate in uno scontro vittorioso con il condottiero Iacopo Piccinino. Il servizio operoso valse al Guarna una posizione eminente a Cremona, città che, come si è visto, egli aveva più volte difeso e nelle cui elites si inserì, a seguito della donazione ottenuta dallo Sforza della casa e dei beni già appartenuti al nobile Cabrino Fondulo; un posizione, questa, perfezionata dalla concessione, il 4 luglio 1450, di importanti feudi posti nel contado piacentino, appartenuti ai conti Scotti di Piacenza. Il Guarna mori nel novembre 1452, mentre era impegnato contro i veneziani sul fronte occidentale milanese.
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Guarna Giovanni Condottiero – Nacque presumibilmente nel primo quarto del secolo XV, terzogenito di Nicola Matteo. Avviato alla carriera militare insieme col fratello maggiore Giacomaccio, che fu condottiero di fama, servì come soldato e familiare di Roberto Sanseverino conte di Marsico e Sanseverino, uno dei maggiori feudatari di Principato di Citra, che diverrà, nel 1436, principe di Salerno. Da questo nel 1454 ricevette conferma del feudo di una “sturla” sita nei casali di Sanseverino, donata a suo padre da Tommaso Sanseverino, conte di Marsico, zio del suddetto Roberto. Allo scoppio della guerra di successione che seguì alla morte di Alfonso V d’Aragona, il Guarna tenne per la parte angioina , e corse a militare tra le schiere dei ribelli. Nel 1460 ricevette dal primogenito e luogotenente di Renato d’Angiò, Giovanni duca di Lorena tutti i beni immobili, stabili e feudali appartenenti al cavaliere salernitano Troiano di Santomango, signore di San vetriano e di molte altre terre site in principato Citra. Nel luglio del 1461 il Guarna si trova ancora al seguito del principe angioino: se ne allontanò in novembre, assai deluso del trattamento ricevuto, e voglioso di riacquistare la fiducia dell’Aragonese. Tornato a Salerno in dicembre, ne fu allontanato quasi subito a seguito di una sanguinosa disputa scoppiata con i membri della sua stessa fazione. Nel ’62 era di nuovo a Salerno, durante l’estrema resistenza di questa alle armi aragonesi, guidate dal conte di Sanseverino, che vi pose l’assedio dal giugno al settembre di quell’anno, che riuscì ad ottenerla a patti. Il Guarna riappare nel 1466 a Milano, presente al battesimo della figlia di Sforza Secondo Sforza, detto sforzino, figlio illegittimo del duca Francesco. Lo spirito intraprendente del Guarna, tuttavia, che aveva già determinato il suo allontanamento dal Regno, lo portò a lasciare rapidamente anche il Ducato di Milano. Il periodo di residenza lombardo lo vide infatti implicato nel movimento di dissenso che coinvolse molti condottieri veterani all’indomani della morte di Francesco Sforza (8 marzo 1466). Fu lui infatti l’ispiratore della fuga dal Ducato di Sforza Secondo – entrato in conflitto con il fratellastro, e duca, Galeazzo Maria – avvenuta dopo quelle di due altri importanti condottieri. Donato de’ Borri da Milano e Troilo di Muro da Rossano, nel gennaio del ’67. Insieme con Alessandro, il Guarna e Sforza Secondo, nella cui compagnia il primo militava, presero soldo dunque con Venezia, unendosi all’enorme esercito che il Colleoni in primavera mosse verso l’Italia centrale. Il duro scontro avvenuto il 23 luglio alla Riccardina presso Bologna tra il Colleoni e le forze della Lega, guidata da Federico da Montefeltro, che, pur non decisivo, pose tuttavia fine alle mire espansionistiche di Venezia e ai sogni di gloria del condottiero bergamasco, inibì qanche i progetti del Guarna. Ferito nella battaglia, il Guarna, coerente con le proprie scelte, non tornò però a Milano con Sforza Secondo, riconciliandosi già in settembre con il duca Galeazzo Maria, ma restò al soldo di Venezia. A questo punto perdiamo le sue tracce, giusta anche, presumibilmente, la relativa pace che regnò in Italia nel decennio 1468-78. Egli dovette far parte tuttavia del contingente stanziato dalla Serenissima alle frontiere orientali del dominio di Terraferma contro le minacce provenienti dai territori imperiali e soprattutto dai Turchi, che tra gli anni Sessanta e Settanta, avendo conquistato Albania e Bosnia, si erano avvicinati ai domini veneti. Lo ritroviamo infatti l’ultima volta nel ’77 tra i condottieri accorsi a contenere il dilagare delle milizie del Sangiaccato di Bosnia, entrare in Friuli dopo aver abbattuto la resistenza delle squadre di Girolamo Novello di Verona. Il Guarna morì a Venezia in data imprecisata, e fu sepolto nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. L’anno della sua morte non deve essere distante comunque da quello della sua ultima apparizione in qualità di condottiero.
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Fonti e Bibliografia : Oasi Magazine numero 2 settembre/ottobre 1999. Archivio di stato Di Firenze, diplomatico, Santa Maria Novella. Archivio di stato di Siena, diplomatico, riformagioni. Firenze, Archivio del convento di Santa Maria Novella. A Campo, Dell’historia di Cremona 1585, pp. I-II V, 87 s, 97; L. Cavielli Annales, Cremonae 1588. I. Sadoleto, Epistolae, I, Roma 1760. F Arisi Cremona literata, II Parma !760. Antonio Braca; Guida alla cattedrale di San Matteo e alle sue opere d’arte; EdizioniGutenberg. A. Carucci; I mosaici salernitani nella storia e nell’arte; C. Carucci; La Provincia di Salerno, dai tempi più remoti al tramonto della fortuna normanna; Biblosteca. Italo Gallo, Luigi Troisi; Salerno, profilo storico cronologico; Palladio. Prefazione di C.A.Garufi al Chronicon di Romualdo Guarna in Raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento. Casa editrice S.Lapi. Archivio di stato di Salerno. Napoli, Biblioteca nazionale: Memorie storiche dell’antichissima nobiltà salernitana raccolte da vari manoscritti e stampe, a cura di Luigi Staibano. Archivio di stato di Napoli, Tesoreria generale antica.
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