Le mie recensioni musicali rifletteranno interamente
su tre geni del panorama musicale italiano, che vanno sotto il nome di
Franco Battiato, Angelo Branduardi e Rino Gaetano.
Del maestro mistico siciliano, cercherò di rivelare l’ascetismo
ermetico della sua musica cosmica ed effimera allo stesso tempo; per quanto
riguarda il menestrello milanese recensirò le ballate medievali
eseguite con melodie gioconde e sviolinate briose ; infine cercherò
di argomentare le canzoni composte dalla acuta follia del cantautore stravagante
crotonese.
M’incammino in questo nuovo viaggio fatto di musica, versi ed emozioni,
sicuro di saper cogliere il significato più profondo e sublime,
che questi tre geni hanno saputo creare attraverso le loro opere.
Correva l’anno 1981, da un balcone in vista sul mediterraneo, si
udivano le note vaganti di " a Solitary Summer on Beach", che
fuorviavano a naufragare nelle plaghe dell’immenso, seguendo le
geometrie esistenziali della trasvolata degli “uccelli”. Lo
spirito s’ immedesimava nelle creature alate dalle acrobazie spontanee
e sublimi. L’oscillare d’ali di quest’ultime facevano
sventolare sul ponte di una nave fiabesca la “Bandiera bianca",
in un flusso di pensieri meditabondi messi in musica. Senza dimenticare
l’eco di Cuccurucucù, che cantava la paloma, dove i “segnali
di vita” facevano la propria evoluzione sganciandosi dalle regole
comuni fino a realizzarsi nel Centro di gravità permanente, dando
vita ad un sentimento nuevo, che narrava di orienti lontani e magici,
di piacere esotico, nel quale era bellissimo perdersi in quell’incantesimo.
La voce del padrone" è stato il primo disco italiano a superare
il milione di copie vendute. La ragione: oggi come allora l'album appare
come il più perfetto dei dischi che sia mai stato composto. I brani
dell’album sono solo sette, ma da una perfezione irripetibile! Impensabile
prediligere un brano che s’innalzi al di sopra degli altri, perché
il maestro siciliano ha concepito un capolavoro senza eguali.
Mario Guarna
LA
CURA
Canzone
del secolo
Credo,
senza alcun dubbio, che la canzone del secolo, secondo il mio spirito
musicale, è la Cura di franco Battiato scritta insieme al Filosofo
Manilo Sgalambro. In questa canzone si mescola, in un'armonia straordinaria,
la poesia, la musica e sopratutto una concezione filosofica che in sé
racchiude l'effimerità dell'intimo istante dell'estistenza.
In questa canzone paradossale
(sin dal titolo), Gaetano raffigura, attraverso l’illogicità
degli ossimori, una realtà incomprensibile che può essere
colta e interpretata solo attraverso l’assurdità dei versi.
Il cantautore riesce a penetrare quel mondo insostenibile di individui
anonimi e sfruttati, che non fanno parte di una società regolata
e qualificata dai riconoscimenti dei premi aziendali, di persone dall’ingenuità
sagace che non credono nei dogmi della religione ( L’amaro benedettino
che non possiede il segreto della felicità), della psichiatria
( l’assioma del pensiero freudiano), e dell’economia ( che
esiste lo sfruttamento, le frustrazioni sociali).
Questo capolavoro contraddittorio, riesce a penetrare quell’intima
disgregazione sociale, che i padroni del pensiero, del denaro e della
religione riescono ad occultare attraverso un convenzionalismo vizioso.
Alla fiera dell’est è
un testo, che potremmo definire una “filastrocca fanciullesca”,
dal ritornello allegro è facile da imparare. La canzone è
composta da un procedimento induttivo, che parte dall’essere più
piccolo (topolino), sino ad arrivare all’essere universale (il Signore),
vale a dire quell’armonia che tutto riunisce. La filastrocca si
redige come unità delle contraddizioni, dove il topo è in
contraddizione con il gatto, il gatto con il cane, il fuoco con l’acqua,
ecc…, in un percorso dialettico dove la morte dell’uno a causa
dell’altro porta all’unità dell’essere vivente.